Street Talks:
Noyz Narcos
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Street Talks:
Noyz Narcos
Noyz Narcos è da oltre 20 anni sulla scena. Diviso tra graffiti e musica rap, nei pezzi ha sempre raccontato la sua vita e la sua attitude. Siamo andati a trovarlo per farci raccontare che ruolo ha avuto The North Face nella street culture Italiana.
Photo: Gianluca Caldara. Style: Federica Mazzucchelli. ©Pluss 2019.
Noyz Narcos è da oltre 20 anni sulla scena. Diviso tra graffiti e musica rap, nei pezzi ha sempre raccontato la sua vita e la sua attitude. Siamo andati a trovarlo per farci raccontare che ruolo ha avuto The North Face nella street culture Italiana.
Photo: Gianluca Caldara. Style: Federica Mazzucchelli. ©Pluss 2019.
Ciao Noyz, partiamo dall’inizio: che succedeva a Roma negli anni ‘90?

A Roma, The North Face era una roba da graffitari. A un certo punto era diventata una specie di divisa: se rockavi una Mountain Guide, allora eri un graffitaro o uno strippato di montagna, per forza. C’erano un sacco di marche al tempo, però tutti volevano il North Face. Chiaro, era un oggetto abbastanza inaccessibile per i ragazzi, perché costava veramente tanti soldi. Era come una fame folle, un’altro tipo di hype, perché il top era avere il North Face e sneaker, era tipo la combo perfetta. Una giacca che faceva un sacco di scena ed era caldissima, in più era leggera e quindi perfetta per i graffitari. Tutti ne volevano uno, era diventato come una droga per noi pischelli.

Se ti dico The North Face, qual è il primo ricordo che ti viene in mente?

Il primo North Face che ho visto era un Mountain Guide rosso, addosso a Masito Fresco dei Colle Der Fomento, sarà stato il ‘96 o il ‘97. Ho pensato subito: madonna ma che è sta roba? ...è una mina! Il problema è che erano oggetti abbastanza inaccessibili per i ragazzi, perché costavano veramente tanti soldi. Mountain guide e piumini, quelli erano i ferri, se non mi sbaglio all’epoca andavano da più di 5 piotte [500.000 lire, ndr], fino a un milione.

Quindi come si faceva?

I ragazzi tendevano a rubarseli, a volte per rivenderli a quelli che avevano più soldi. Molti hanno cominciato a fare le poste davanti ai negozi, per cercare di recuperarne uno, c’erano veri e propri turni delle varie crew. Quindi quei pochi che per primi avevano un giacchetto TNF erano ricchi o se l’erano fottuto, praticamente. Io mi ricordo quando mi sono… preso [ride, ndr] il primo giacchetto, sono entrato in un negozio che avevo un bomber del mercato, l’ho scambiato con un’altro e sono uscito con addosso quello nuovo. Il passaggio dal bomber al giacchetto tecnico è stato definitivo.

“ ...costavano veramente tanti soldi. Mountain Guide e piumini, quelli erano i ferri... ”
L’aneddoto più bello che ti viene in mente?

Una delle scene più belle che ho in testa riguarda questo amico mio che arrivò a Villa Pamphili esultando, con addosso il primo Mountain Guide giallo mai visto in assoluto. Mi ricordo la faccia sua che era come se avesse fatto il colpo della vita! Sai quando vedi tipo… la persona più felice del mondo? Quando l’abbiamo visto ci siamo messi tutti a urlare.

A casa tua ho visto delle foto ad Amsterdam, con tutti vestiti The North Face.
Di che anno sono quelle foto?

Quelle foto sono del 2003, quando vivevo lì. Se ci fai caso, in quelle foto il look è totalmente quello che c’è oggi: il North Face, cappellino, jeans e un paio di sneaker tipo Air Max o roba così… pacchetto completo, insomma. Ancora oggi, se vedo uno di quarant’anni vestito così, inevitabilmente per me sei un writer degli anni ‘90/00.
Non è una cosa solo italiana: anche in Francia, in Germania si vestivano così, era un modo di vivere. Era proprio una divisa, perché la classica tenuta del graffitaro era North Face e Air Max, punto. Non a caso c’è una mia canzone che inizia proprio così: “North Face, Air Max…”. É una mentalità, ti dipinge già il quadro completo.

Come mai la giacca è così importante nella scena?

Beh, sai, la giacca ti definisce, vieni accettato in un determinato gruppo e ti mette alla pari di persone con cui hai qualcosa in comune. Ti giuro che, nel momento in cui mettevo il North Face nuovo di turno, o qualsiasi altro giacchetto nuovo di altre marche potenti, uscivi che come se ora metti un Rolex, hai capito? È una cosa definitiva.
Nel nostro caso magari non l'avevi pagata, quindi eri pure un figo: “...ho una giacca da un milione, però non l’ho comprata”. Poi c’era anche la gente che sapeva che l’avevi fottuta: “mortacci sua, guarda quello che s’è fatto...”, non eri un coglione e guadagnavi street credibility.

Questo è il passato, i ricordi di oltre vent’anni. Adesso invece cos’è cambiato?

Adesso The North Face è diventato un brand mondiale, ce l’hanno tutti: padri di famiglia, ragazzi di tutti i tipi e così via, perché comunque è un marchio che produce roba di qualità. A noi però gasano le stesse cose di allora: il logo grosso, la colorway OG, il fit un po’ baggy, perché per noi il “North Face” è nato così.
Adesso c’è un sacco di hype per le collabo: alcune sono fighe, prese da robe vintage fighe come lo Steep Tech di Supreme, ma niente batte le Mountain Jacket e compagnia bella OG.

“...quei pochi che per primi avevano un giacchetto TNF erano ricchi o se l’erano fottuto...”

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